sabato 30 dicembre 2017

Faraldo Racing, un anno dopo

Per diventare grandi ci vuole tempo; se non si intraprende fin da subito la strada giusta, raggiungere i propri obiettivi diventa quasi impossibile. Impegno e sacrificio a volte non bastano, ci vuole anche tenacia, testardaggine, la costanza e la cosa più importante è Credere in quello che si sta portando avanti. Ho fatto due chiacchere a gennaio con Francesco, un ragazzo con un sogno più grande di lui e della sua immaginazione. L’ho risentito un anno dopo, incuriosito, per sapere come sta andando



Ad un anno dalla creazione della Faraldo Racing, cosa possiamo dire?

A gennaio avevo un progetto appena bozzato ed un obiettivo non ben definito. Ad oggi posso solamente dire di essere molto soddisfatto e che l’obiettivo, ora chiaro, è stato raggiunto e superato. Ho imparato molte cose nuove durante l’anno: la lavorazione della vetroresina e carbonio, la costruzione di telaietti in alluminio, lo studio e la modifica degli impianti elettrici, la progettazione tridimensionale e disegno Autocad e tanto altro. Ho lavorato sodo e questo mi ha portato ad essere un punto di riferimento per molti Piloti e Team britannici.

Un anno è un lasso di tempo piuttosto breve, quali progetti hai portato a termine?

Avevo un unico progetto nel 2017, trasformare una moto Naked in una Supertwin con la minima spesa. Il progetto è stato portato a termine ed è stato molto apprezzato. Per i primi mesi ho ricevuto delle critiche, anche da persone vicine; malgrado questo dispiacere, ho sempre portato avanti ciò in cui credevo e ho anche trovato dei sostenitori.

Quali invece sono sulla carta per il 2018?

L’obiettivo che mi sono prefissato era il Manx Grand Prix dell’Isola di Man. Onestamente mi sembrava una meta al di sopra delle mie potenzialità e mi ha portato a pensare per mesi se fosse giusto puntare subito così in alto oppure no. Ho continuato a credere in questo sogno e a maggio sono stato all’Isola di Man, durante il TT per pubblicizzare questo progetto. Questa cosa mi ha permesso di stare a stretto contatto con Team, Organizzatori e Piloti.
Alcuni mesi dopo, sono stato contattato da Chris McGovern (Manager e padre del Pilota Rikki McGovern) ed abbiamo trovato un accordo per il 2018. Per iniziare ho comprato una Kawasaki Er6 del 2012 che sto trasformando in una Supertwin. A marzo partiremo per l’Inghilterra per il primo test a Brands Hatch durante la prima gara del Bemsee. Ci sposteremo poi verso l’Irlanda per la Cookstown 100 e la North West 200. Da lì andremo all’Isola di Man per partecipare al TT ed a seguire al PostTT. Al momento ho un altro pilota inglese interessato a partecipare insieme a noi alle stesse gare, ma dobbiamo ancora confermare il tutto.
Il mio obiettivo è salito di livello, sarà un’impresa molto difficile e rischiosa. Bisogna sempre impostare degli obiettivi che sono quasi fuori portata: se l’obiettivo è raggiungibile facilmente, significa che si sta facendo qualcosa al di sotto del proprio talento e potenziale.




Per ora hai sviluppato la tua attività sulla er6; pensi di espanderti specializzandoti su un altro modello?

Sono talmente preso dal progetto TT che non mi sono neanche posto la domanda. Sicuramente non voglio smettere di sognare. Ho fatto molti sacrifici: ho rinunciato al mio lavoro per inseguire questo progetto, cambiato sede per avere un po’ più spazio, investito in attrezzature da lavoro, comprato un furgone per spostarmi senza problemi e tante altre spese. Se ci sarà modo di espandermi specializzandomi su altri modelli di moto lo farò volentieri, è tutta esperienza che entra.

I tuoi progetti riguardano quasi totalmente l’estero, come mai questa scelta?

La scelta dell’estero, più specificamente Regno Unito, Irlanda e Isola di Man, è dovuta dal semplice fatto che, per fortuna, la loro mentalità è molto differente da quella degli italiani. 
Fin da piccolo ho sempre sentito dire che i britannici sono un popolo  dalla mentalità molto chiusa; forse nella vita quotidiana un po’ lo sono, ma nel mondo delle corse sono molto diversi.
A mio modo di vedere, sembra che in Italia il senso delle corse sia basato solo sui soldi e sulle conoscenze. Si seguono le mode e diamo spazio solo ai piloti e alle aziende di un certo livello. I britannici invece corrono e seguono le gare per pura passione e divertimento, vengono apprezzati sia i primi tre classificati sia tutto il resto dei partecipanti. E poi, basta seguire i loro campionati per capire il motivo della mia scelta.

Gli obiettivi a lungo termine invece quali sono?

Non ho obiettivi a lungo termine, ogni giorno è una nuova sfida! Mi pongo un obiettivo, faccio il possibile per raggiungerlo imparando cose nuove. Prima di impostare il nuovo progetto, vedo come procede quello attuale ed in base a quello decido cosa fare in futuro. Un po’ come è successo questo anno. Il mio obiettivo era quello di lavorare su una moto da corsa e trasformarla completamente da un tipo di moto ad un’altra, da lì poi si sono aperte molte altre strade ed i miei obiettivi quindi sono diventati più grandi.

Un anno è un lasso di tempo davvero piccolo, se vissuto appieno e con un progetto in mente. Francesco lo ha fatto ed ha portato a casa delle enormi soddisfazioni. In un anno non ha creato una rete di contatti, ma ha trovato persone con le quali costruire e portare avanti i suoi progetti, e nel futuro probabilmente verrà ricordato come un ragazzo italiano, con gli occhi di chi sogna oltre l’ostacolo più alto, che lavora sodo senza ascoltare le malelingue. Tanti nemici, tanto onore, ma anche tanta gloria.


Potrete seguire il suo nuovo progetto nella Pagina Facebook ed Instagram: FARALDO RACING.

venerdì 10 novembre 2017

Endurance di Cremona atto 4: pianificazione 2018

Nella stagione 2017 molti piloti che corrono in campionati nazionali e non hanno deciso che è meglio affidarsi ad altre modalità per ottenere sponsorizzazioni e aiuti per la loro stagione. Dato che anche io vorrei divertirmi, ho parlato con Matteo Bacchetti, editore di Motospia.it, il quale mi ha supportato in un piccolo progetto, aiutandomi in un piccolo progetto: l’Endurance di Cremona.

Si tratta di una gara interessante, dove tutti possono partecipare, dall’amatore (come me) al pilota semiprofessionista. Personalmente, il mio scopo era capire se sono un pilotino decente che può fare qualcosa oppure no. Non ho avuto molti paragoni, dato che sono l’unico (credo) ad aver mai girato in quel circuito con una moto quasi di serie, se non per piccoli interventi. Mi sono divertito e anche il tempo sul giro (1.59, distante solo 30 secondi dai primi) mi ha dato ragione. 

L’anno prossimo mi piacerebbe fare qualcosa a livello amatoriale, qualche pareggiamento a Varano, Franciacorta e Misano. Il sogno sarebbe prendere parte alla BOTT, Battle of the twins, a Varano o Misano, con la mia Kawasaki er6n.

Ovviamente la moto verrà aggiornata, nel limite delle mie attuali possibilità. Purtroppo, per i prossimi anni mi servirà un aiuto importante, e spero che qualcuno possa farlo. L’obiettivo della vita è sempre quello: il MANXGP. So perfettamente che per affrontare questa gara non posso farlo da solo, serve ogni sorta di aiuto, tecnico o economico o morale che sia. So anche che attualmente non sono abbastanza preparato per affrontare una gara del genere, mi serve allenamento: andare in moto, buttare giù kg, preparazione psicologica.

Questo blog è stato leggermente accantonato per poter vivere una buona parte del motociclismo come scrittore di articoli e persona di settore; ora è tempo di dare gas, ad ogni costo.



martedì 12 settembre 2017

Cuore a carburatori

Il passaggio delle piccole categorie dai propulsori a 2 tempi ai più moderni 4 tempi non è stato visto di buon occhio dai cultori del settore. Anzi, è stato considerato come un vero e proprio passo indietro. Ho voluto chiedere un veloce parere ad una persona che, al posto del sangue, ha miscela a 2%: Lorenzo Tiveron.

Lorenzo, quando è nata la voglia di correre in pista?

Mio padre correva in moto,e da quando sono conscio di esistere,in casa ho sempre sentito parlare di moto,motori e meccanica,per cui l'attrazione per questo mondo ce l'ho fin da piccolo. Il passo da qui al desiderio di correre in pista è stato molto breve. Ho cominciato però a correre relativamente "tardi" per i canoni moderni,cioè a quasi 18 anni,quando ho cominciato a lavorare. Inizialmente ho corso nelle moto d'epoca con una vecchia moto di mio padre,poi con i primi risparmi ho comprato la prima Honda 125 GP

In che campionati hai corso?

Ho corso nel trofeo Honda RS 125 GP dal 2009 al 2012,poi dal 2013 ad oggi ho corso sporadicamente nel campionato Alpe Adria,nel trofeo IGP e all'Ulster GP.

Come mai hai optato per una Honda 125 2 tempi?

Premesso che sono un "duetempista" convinto e che mi piace molto lavorare meccanicamente alla mia moto, ho scelto questa semplicemente perchè me ne sono innamorato a prima vista. Le sensazioni che ti offre una moto da corsa a due tempi sono uniche,e nonostante qualche "capriccio" che fa sporadicamente (é comunque un tipo di moto che necessita di manutenzioni e controlli abbastanza
continui) le soddisfazioni sia dal lato del pilota che da quello del meccanico sono moltissime.

Attualmente corri nel campionato IGP nella categoria 125. Raccontaci questo format, ha il successo che merita?

Si,corro nel trofeo IGP dal 2013. Si corre nel contesto della Coppa Italia Velocità,è un campionato ben organizzato, ricco di contenuti e varietà tecnica,quindi gli ingredienti giusti ci sono tutti. Secondo me non ha ancora il successo che merita,spero che con in breve tempo riesca ad ottenerlo. Purtroppo l'unico difetto che ha è che si corre in Italia,di conseguenza non è propriamente economico (parlo dal mio punto di vista, cioè quello di un normale operaio senza sponsor o altri appoggi economici), ma si sa qui tutto quello che riguarda il motorsport si paga caro, a partire dalle licenze sportive. L'organizzatore Roberto Marchetti ha comunque fatto, e continua a fare molto, per cercare di contenere i costi delle iscrizioni, ma la cosa non è affatto facile.

Stai correndo anche nelle road racing, dove il 2 tempi resiste. La preparazione della moto per questo genere di gare è tanto diversa?

No,la preparazione della moto per questo tipo di gare non è poi molto diversa da quella che si fa per la pista,ma ci sono delle accortezze che preferisco seguire. Le sospensioni vanno tarate diversamente, per quanto riguarda il motore ci si deve solo concentrare a trovare una carburazione più di "compromesso" rispetto alla pista,a causa dei continui cambiamenti climatici e delle variazioni di altitudine che si trovano nel tracciato. Per le stesse ragioni preferisco usare le gomme scolpite,meno prestazionali forse delle slick, ma che sicuramente danno più confidenza anche nei tratti con asfalto più freddo o umido.

Invece, la preparazione mentale?

La preparazione mentale dal mio punto di vista è la stessa della pista. È molto importante conoscere bene il tracciato e trovare gradualmente il proprio limite,quello della moto,dell'asfalto e le giuste traiettorie.

Le moto 4 tempi ti emozionano? Ci correresti?

Le moto a quattro tempi non mi emozionano granché,specialmente le derivate serie. Secondo me anche nelle categorie di "accesso" è stato fatto un grosso passo indietro,basta confrontare una 300 di adesso con una 125 sport production di tre anni fa. I contenuti tecnici sono molto scarni,le capacità tecniche di guida richieste al pilota sono minori,stesso discorso per quelle richieste ai tecnici/meccanici. Questo,a mio avviso,sta succedendo un pò in tutte le categorie,eccezione fatta forse per i prototipi. Con questo non voglio dire che i piloti vadano più piano ,ma che sicuramente mancano un po’ di più in esperienza e cognizione meccanica

La stagione attuale soddisfa il tuo pronostico?

Al momento non molto. Le gare di Alpe Adria a cui dovevo partecipare sono state annullate con pochissimo preavviso,mentre nell'unica gara di IGP a cui ho partecipato (a Misano) sono caduto,per cui non sono per niente soddisfatto. Discorso diverso invece per l'Ulster Grand Prix,nel quale sono riuscito a raggiungere l'obiettivo che mi ero prefissato e a togliermi qualche bella soddisfazione. Ora mi rimane solo l'ultimo round di IGP in ottobre,al Mugello,in cui spero di riuscire a fare una buona gara.



Il tuo futuro sarà sempre a 2 tempi oppure pensi di provare con una 4 tempi?

Per quanto mi riguarda vorrei continuare a correre il più possibile nelle due tempi,nel momento in cui non potrò più farlo valuterò altre opzioni,ma cuore e cervello rimarranno sempre a miscela.


Finchè c’è olio 2 tempi, c’è speranza. Lorenzo è solo un giovane rappresentante di una fetta nostalgica di mercato che non riesce a dire di no al fu mo azzurro che esce dalla marmitta. Le case madri dovrebbero dar retta anche a loro, non solo nel mercato del cross, dove lo zoccolo duro due tempista è passato dal carburatore alla iniezione. Condivido il pensiero di Lorenzo, ma non si può fermare il progresso: è necessario differenziare maggiormente il mercato, ma far morire il motore 2 tempi è un grosso errore.

martedì 29 agosto 2017

Davide e il suo motore

La passione è un motore inarrestabile. Se poi nasce da quando si è piccoli, farne a meno è veramente impossibile. L’importante è non cedere mai ai colpi che si prendono, ma incassare e reagire con ancora più forza, come sta dimostrando Davide nelle sue gesta in circuito. L’avventura che ha deciso di intraprendere in questa stagione è qualcosa di eccezionale, che merita di essere raccontato.

Davide, quando è iniziata la tua passione per i motori?

All'età di 2 anni grazie a mio babbo: mi comprò una minimoto con le rotelle e il fermo al gas, mi appassionai fin da piccolo al mondo del motociclismo.

Prima delle gare nel 2006, nel trofeo Honda 125, hai preso parte a qualche campionato di minimoto?

Si: campionato Italiano e campionato europeo concludendo sempre nella top 5

Nel 2009 hai poi preso parte a CIV e Coppa Italia nella categoria 600, portando a casa dei buoni risultati. Cosa ti è mancato per affermarti?

Iniziai a stagione inoltrata perché a fine 2008 rimasi a piedi per mancanza di sponsor; nel 2009, grazie ad Alvaro Barboni che mi mise a disposizione una R6 (mai provata), vinsi la prima gara della Mototemporada. Partecipai anche a una wild card a Misano, in occasione del CIV: ero in lotta per la vittoria ma un lungo alla quercia mi relegò al quarto posto, mentre nella Mototemporada con una gara in meno conclusi secondo in campionato.

Dal 2010 al 2016, hai continuato a correre oppure hai fatto una pausa?

Purtroppo ho dovuto fare  diverse pause: a fine 2010, sarei dovuto andare a fare la coppa del mondo stock 1000, ma il team cambio direzione all’ultimo e insieme a Bimota corremmo nel CIV Moto2 , ma a metà stagione il team fallì (in quel momento occupavamo la 3° posizione in campionato); rimasi a piedi fino metà 2012, quando Federico Balmas di Ajko Exhaust system mi chiamò per sostituire un pilota nella Premier Cup del Mugello che vinsi firmando anche il giro veloce, per poi vincere altre 2 gare nella stessa categoria; disputai anche l’ultima gara del CIV SBK come wild card, dove vinsi e firmai il giro veloce. Sempre in quell’anno passai al  1000 con Suzuki Italia tramite sempre Federico e vincemmo la gara di Vallelunga all’Esordio nel trofeo invernale. Nel 2013 disputai metà  CIV SBK con Suzuki Ajko, prima che il team fallisse. Da quel momento fino a luglio del 2016 avevo smesso definitivamente con il mondo della velocità

Luglio 2016, R1 Cup. Come è andata?

Bene, per essere 3 anni senza salire sopra una moto. Nel doppio appuntamento di Misano in gara 1 ero primo per poi scivolare all’ultimo giro (data la stanchezza e il non essere più abituato allo stress mentale di una gara) fortunatamente ripartii e fini sesto, in gara 2 amministrai le forze e conclusi terzo.

Attualmente in quali categorie corri?
 Per questa stagione abbiamo deciso di correre nel Trofeo Dunlop Cup 1000 con una Suzuki del 2008, il team è fondato da me e 2 cari amici Fatmir Ali e Gianluca Ferri

Come mai hai deciso di correre con moto poco recenti e senza controlli elettronici?

Si tratta di una sfida che sto lanciando al mondo delle corse, voglio dimostrare che il pilota fa la differenza; se dovessi vincere una gara entrerei nella storia, e spero che la Suzuki mi dia la nuova moto da sviluppare il prossimo anno.

La scelta è caduta su Suzuki GSX-R e Kawasaki Ninja. Come mai hai scelto queste?
Ho scelto la Suzuki perché amo quella moto, mentre per la gara del Mugello mi presterà un ragazzo una Kawasaki zx 10 r del 2005, dato che la mia Suzuki ha rotto il motore e essendo il periodo di agosto i pezzi non arrivavano in tempo

La stagione attuale sta soddisfacendo le tue aspettative?

Sono soddisfatto a metà: stiamo facendo bene per i mezzi che abbiamo ma abbiamo avuto sfortuna nelle 2 gare di Misano dove potevamo giocarci la vittoria (li il motore conta meno) ma la prima gara partivamo secondi e in griglia non ci hanno fatto partire perché il filtro dell’olio fallato ha deciso proprio in quel momento di perdere olio; nella seconda gara di Misano il venerdì abbiamo rotto il motore: fortunatamente un ragazzo che ho conosciuto tramite Facebook (Alessandro Bindella) mi ha prestato la sua moto, siamo andati a Ferrara a prenderla. È una Suzuki del 2009, completamente diversa dalla mia, ma siamo riusciti in soli 2 turni di prove a sistemarla e abbiamo portato a casa il settimo posto.

Per il 2018 hai in ballo già qualcosa o è tutto in stand-by?

C’è davvero tanto movimento: anche noi come team abbiamo dei progetti importanti, tra cui disputare il National Trophy e prendere parte a qualche wild Card in coppa del mondo 1000. La cosa principale è trovare gli sponsor che possano permettere di realizzare questo sogno.

I sogni sono obiettivi, il tempo e la costanza sono le uniche armi disponibili per poterli raggiungere. Purtroppo, nel motor sport gli sponsor sono l’ago della bilancia che indicano alla fine se si può fare oppure no. Spero vivamente per Davide e per tutto il team che i loro target siano centrati in pieno!


giovedì 3 agosto 2017

L'officina a 360

Il motociclismo attuale ha molte sfaccettature e filosofie: moto quale mezzo per fare km in tranquillità, moto per andare forte in pista in ogni condizione, moto per farsi notare. Difficilmente si trovano officine in grado di soddisfare completamente ogni richiesta di ogni cliente che varca la porta d’ingresso. Per far contenti tutti ci vuole la giusta dose di pazzia, competenza e “ignoranza”

Officina motociclignoranti, dove nasce questa folle idea?
Correva l'anno 2010, stavo per aprire un'officina tutta mia e cercavo un nome che fosse fuori dagli schemi, che fosse più che originale, unico. Sotto questo punto di vista, a quanto pare, ho fatto centro. Perchè ignoranti? Non è facile da spiegare, è un concetto legato alle moto pure ed estreme, senza compromessi. Un concetto applicabile tanto alle special che alle moto prettamente racing, se emoziona ed impressiona, se è impegnativa da guidare… è ignorante.

Fate di tutto, dal service alle corse, passando alle special. In quale di questi vi divertite di più?

Mettere le mani alle moto è sempre un divertimento, un divertimento che non ha ancora stancato dopo anni, e questo è buon segno. Da soddisfazione creare un esemplare unico e vincere dei premi, come da soddisfazione portare in gara ed ottenere risultati con una moto racing. La moto la viviamo a 360°: il segreto è amarle, tutto il resto viene naturale e non può che divertire. Anche fosse un tagliando. Dovendo necessariamente indicarne una “più divertente” direi l'ambito racing, che è anche il settore che seguo da più anni sia come pilota che come meccanico.

Siete un centro autorizzato Bimota: quali sono le cure più particolari che un mezzo Bimota deve avere?

Bimota è artigianalità all'ennesima potenza, dettagli curatissimi, materiali pregiati e tecnologie “esotiche” come la Tesi 3d. Sono mezzi artigianali e quindi costruiti con logiche leggermente differenti dalla grande produzione di serie, è essenziale comprendere queste logiche e comprendere di che tipo di moto stiamo parlando. Poi ci vuole sicuramente una buona conoscenza del mezzo per intervenire al migliore dei modi, ma l'ingrediente che non può mancare mai, con una Bimota ma anche con le altre marche, è la passione che ci si deve mettere in quello che si sta facendo. Con quell'ingrediente si è già a metà dell'opera!

Il vostro curriculum storico parla principalmente desmodromico: cosa ha secondo voi il motore Ducati in più rispetto alla concorrenza?

Ducati non è solo un marchio, ma come spesso si dice è una fede. Non è facile dire se e cosa ha un motore Ducati in più rispetto agli altri, diciamo che è diverso. Ducati è un marchio particolare e molto passionale, fatto soprattutto di persone, esperienze, emozioni. Il Ducatista, guidando una moto di Borgo Panigale, “sente” queste emozioni, si crea un legame particolare con la moto, una fede, appunto. Come spesso dico, “non esistono ex Ducatisti”: se si è Ducatisti lo si è tutta la vita. Non posso nascondere di amare particolarmente il marchio bolognese, a questo punto: posseggo due Ducati, non di ultima generazione, ma ho anche un paio di giapponesi. Specifico giusto per non essere etichettato come un “talebano” del bicilindrico bolognese, mi piace avere a che fare con marche diverse, ognuna ha i suoi pregi ed i suoi difetti, ed ognuna ha una sua personalità. Amo lavorare con i prodotti made in italy, ma mi diverto a mettere le mani su qualunque moto.

Vi esercitate con successo anche nella creazioni di moto special: quale è il vostro stile? Si può descrivere?

Una nota rivista diversi anni fa scrisse: “un’officina dalle parti di Varese dove si producono moto speciali con l’anima libera da convenzioni. Dentro questo garage è racchiuso un concetto di stile puro e senza compromessi.”Credo che questa frase rappresenti in pieno la nostra filosofia ed il nostro stile. Secondo la nostra filosofia una special non deve essere soltanto bella da vedere, ma anche divertente da guidare: minimali, leggere, con pochi fronzoli se possibile, ma tremendamente divertenti.

Avete deciso di disputare l’appuntamento di Cervesina, nel Motoestate, categoria Race Attack 1000. Come è andata?

Possiamo dire che è andata molto bene: Cristian Striato, il nostro pilota, è riuscito a conquistare la pole position, un terzo posto in gara 1 ed un quarto in gara 2, classificandosi complessivamente 3° nella classifica “challenge” e 3° a pari merito nella classifica generale. Ed era la sua prima gara in assoluto...

Fate anche dei corsi sia di guida che di sospensioni: quali sono i luoghi comuni che solitamente riuscite, attraverso i vostri corsi, a estirpare?

Ce ne sono diversi, i più diffusi “errori”, se vogliamo chiamarli così, sono la scarsa abitudine ad usare il freno posteriore e l'errata posizione in sella. Notiamo sempre una gran voglia di capire, imparare, conoscere quello che si guida, e questo ci fa un gran piacere anche perché i corsi li facciamo principalmente per il piacere di farli, per trasmettere il nostro know-how e le più grandi soddisfazioni sono vedere i progressi di un allievo in pista, piuttosto che un allievo che prende appunti e segue con molto interesse i nostri corsi teorici, ponendo domande interessanti ed ottimi spunti di discussione. Sarà che avendo tre insegnanti in famiglia un po' è colpa del DNA… ma ci divertiamo anche a fare i corsi!

Progetti in cantiere per il 2018?

Diversi progetti in cantiere per il 2018: sicuramente con le special, dove abbiamo in programma la costruzione di diverse moto con cui parteciperemo ad un paio di bike show, ma il progetto che al momento più ci impegna è la partecipazione al Campionato Mondiale Endurance con Special Team Ducati, per il quale oltre a curare le moto (due Panigale 1299), seguiremo come staff tecnico le gare del campionato 2017/2018 che prenderà il via il prossimo settembre con la storica 24 ore del Bol D'or a Le Castellet. Essere stati scelti per questo impegno è stato un grande onore ed un'ottima possibiltà per mettere in campo tutta la nostra esperienza in ambito racing. Continueremo inoltre a seguire Cristian Striato per la prossima stagione, non abbiamo ancora definito i dettagli ma se tutti i tasselli prenderanno il loro posto ci schiereremo al via del Trofeo Motoestate con il Team 100hp, divisione racing dell'omonimo Motoclub che ha sede proprio sopra l'Officina, nei locali di Extemporae Cafè, locale che prende il nome dalle nostre Special in esemplari unici nel quale, come è facile immaginare, si respira della grande aria di motori. Si preannuncia, insomma, un 2018 a tutto gas!


Una realtà tutta attorno ai clienti e alle loro esigenze, questa è l’officina Motociclignoranti. Con tutti questi campi di impiego ed impegno, immagino che a breve sarà necessario espandersi. Tutto dipenderà dal loro operato, che al momento è a dir poco eccellente.

lunedì 24 luglio 2017

Manuel, pronto per il salto?

I team nascono più o meno così: degli amici si trovano assieme, avvicinati dalla stessa passione e ci si lancia in imprese più o meno spericolate, spinti dalla spensieratezza dell’adolescenza o dal fervore del momento. A Manuel è capitato così. Come tutti, ha lottato e sta lottando ancora per ciò che ama fare, andare in moto.

Manuel Mozzachiodi, quando è nata la passione delle corse?

Fin da piccolo sono stato appassionato di motori, ho iniziato a 12 anni a fare gare regionali con auto radiocomandate a scoppio, poi con il passare degli anni ho iniziato a trafficare con gli scooter e a metter mano  praticamente in qualsiasi cosa avesse un motore. Il passaggio alle auto e alle moto è stata una naturale conseguenza.
Ricordo benissimo il momento nel quale ho pensato: "voglio correre in moto". Varano, anno 2005, avevo 16 anni,alcuni amici correvano nel Motoestate, categoria 125 Sp e io davo una mano come potevo,una delle mie prime volte all’ interno di quell'ambiente...ne sono rimasto affascinato, ho dovuto "soffrire" diversi anni. Mio padre è sempre stato contrario, ma poi a 20 anni sono riuscito a coronare questo sogno.

Attualmente stai correndo la Race Attack 600, ma non è la tua prima partecipazione. Cosa serve per essere veloci e competitivi in un campionato come questo?

È il terzo anno che partecipo, ogni anno il livello dei piloti è sempre più alto e sono felice di potermi confrontare con altri ragazzi forti e determinati.
La  costanza,allenamento fisico e mentale e una moto in ordine sono tutto ciò che serve per poter competere in un format come la Race Attack 600. Si svolge in un unica giornata, 2 qualifiche di domenica mattina e 2 gare di domenica pomeriggio e la cosa più difficile è mantenere un buon livello di concentrazione per tutto il tempo.

Cosa spinge un amatore a correre in una categoria come la Race Attack?

È una categoria ben studiata:la preparazione delle moto è libera, ognuno puo fare quello che vuole,sia a livello motoristico che di elettronica e ci ciclistica, l’unico vincolo sta nel monogomma Dunlop. 
Quest’ anno usiamo le Dunlop D212 Gp Racer, che sono davvero migliorate rispetto alle vecchie 211 che usavamo gli scorsi anni. Possiamo dire che questo trofeo è l’ ideale per chi vuole iniziare a correre, le cifre sono contenute rispetto ad altri trofei.

Stai correndo con una Kawasaki Ninja del 2007, sulla quale hai fatto davvero molti lavori. Racconta un pò

Sono davvero molto affezionato a questa moto. L’ho acquistata incidentata, con il telaio storto,praticamente distrutta. Nel 2009 ero un ragazzino,l’ho smontata tutta e passo dopo passo l’ho rimessa in sesto. Era la prima volta che facevo un lavoro del genere su una moto. Dopo qualche mese è stata completamente sistemata, e ricordo ancora il primo giro in strada. Da allora sono cambiate molte cose, negli anni ho deciso di trasformarla in "pronto pista" e ogni occasione è buona per un upgrade. Ad oggi sono davvero soddisfatto della mia moto, seppur vecchietta mi regala sempre emozioni. Seguo tutto personalmente, ciclistica, meccanica, elettronica, ecc , mi appoggio a terzi solo per interventi "particolari".

Tra i circuiti italiani e stranieri, in quale torni sempre volentieri a girare?

A molti sembrerà strano, ma girare a Varano per me è sempre bellissimo. La pista dove ho iniziato, la pista di casa, dove ormai conosco tutti: commissari, dirigenti, addetti ai lavori. Un ambiente familiare che mi fa sempre piacere frequentare. Un altra pista che ho nel cuore è Imola: non ci sono parole, una pista da pelle d’oca, sia per il profumo di storia che si respira, sia per il tracciato veramente da brividi. In futuro mi piacerebbe andare a girare in Spagna, non ci sono mai stato e sono molto curioso di conoscere nuove realtà.

Tra quelli del Motoestate invece?

Beh diciamo che quelli nel calendario del Motoestate mi piacciono più o meno tutti, tranne Modena...Modena proprio non mi piace. È una pista piccola, stretta e tortuosa,non ci si diverte e al 90% dei piloti non piace. Sinceramente, non capisco secondo quale criterio si decida di metterlo in calendario in una manifestazione come il Motoestate.

La stagione attuale, che voto ti daresti?

Bella domanda. La stagione è un pò sfortunata: è iniziata bene con un buon secondo posto a Varano e quarto a Franciacorta, purtroppo a Modena ho avuto un contatto con altro pilota che mi ha costretto al ritiro e conseguenti 0 punti in ottica campionato. Nel quarto round a Cervesina ero sicuro di poter fare bene, ma durante le prove del sabato sono stato agganciato da un altro pilota e mi sono ritrovato nuovamente a terra. Diciamo che psicologicamente è stata una mazzata.
Ho fatto del mio meglio ma purtroppo i risultati in gara non sono stati quelli che speravamo. Ora fortunatamente c è la pausa estiva, ricarichiamo le batterie e appuntamento i primi di Settembre a Franciacorta per il 5º round.

Hai già in mente cosa fare nella prossima stagione?

Sinceramente non so ancora. Prima voglio finire questa stagione al 100% e poi valuterò anche in base al budget a disposizione. Sono già un paio di anni che vorrei acquistare un 1000cc, magari l’anno prossimo farò il salto di categoria, chi può dirlo con certezza.

Il passaggio di categoria è dettato dalla curiosità o semplicemente la 600 inizia ad andare stretta? Ciò che conta è la passione che ci mette ogni giorno e in ogni lavoro, piccolo o grande, che fa sulla sua Kawasaki. Il motociclismo è quasi una malattia, e Manuel ne è affetto da moltissimi anni oramai. Si spera che non guarisca mai.


giovedì 15 giugno 2017

Maurizio e il suo sogno

Il Tourist Trophy è la corsa più pericolosa e più bella del mondo. Questo è innegabile. Più di 200 curve, tombini, pali della luce, continui cambiamenti di clima: non è una corsa, è una lotta per la gloria e la sopravvivenza. Proprio per questo motivo, attira molti piloti ed appassionati. Maurizio, pilota e istruttore di guida sportiva per professione, tenta l’impresa. Però, saggiamente, ha deciso di prepararsi per il ManxGP, che potremmo definire “il Tourist Trophy dei Newcomer  ”.

Maurizio quando è nata la passione dei motori?

La passione per i motori praticamente la nutro da sempre. Mio padre era meccanico di auto e preparatore, quindi si può dire che sia cresciuto in quest'ambiente

Prima di diventare istruttore e titolare di una scuola guida, cosa facevi nella vita?

Io nasco come pilota, quest'anno festeggerò 20 anni di attività agonistica in vari campionati sia nazionali che internazionali. 5 anni fa decisi di intraprendere anche la strada di istruttore mettendo la mia esperienza al servizio di tutti gli appassionati interessati.

Cosa serve per diventare istruttore di una scuola guida in pista?

A mio avviso occorre un curriculum di competizioni in pista di un certo livello oltre al classico corso che si deve fare, questo vale in particolare se si vogliono impartire corsi di guida sportiva in pista piuttosto che di guida sicura nel piazzale.

Il grande progetto, il Manx GP. Quando è nata questa folle idea?

In realtà il mio progetto nasce per il TT, ma da regolamento si deve transitare prima dal Manx GP. Si tratta di un sogno che porto dentro da circa 10 anni, ma ovviamente facendo pista nessun team mi dava il consenso  di potervi partecipare, né tanto meno il loro supporto data la pericolosità della manifestazione.

La domanda che si fanno tutti è Perché correre sull’isola?

Sull'isola si corre per la gloria! È una sfida con se stessi prima che con gli altri, una gara in cui metti davvero alla prova il tuo valore come pilota ma anche la tua intelligenza.

Con che moto correrai?

Al Manx correrò con una Supersportiva 600 cc a 4 cilindri preparata.

Hai dovuto fare qualche intervento particolare alla moto per renderla adatta a percorrere il tracciato del mountain?



In accordo con il mio manager Richard Huls, abbiamo deciso di affidarci ad un team che abbia già una certa esperienza per questo circuito in particolare. Io mi devo solo concentrare sulla gara visto che arrivo come “Newcomer”. La moto la troverò pronta sull’Isola già preparata e conforme alle specifiche dettate da regolamento. Il set up per l’Isola non è paragonabile con quello di una qualsiasi pista classica, si parla di più di 250 curve per poco meno di 61km con un range che va dal molto veloce (Mountain) al cittadino con asfalto irregolare anche se ben curato nel limite del possibile. Sarà poi interessante per me capire l’assetto più equilibrato che dia il massimo risultato quando l’anno prossimo si procederà con il TT vero e proprio, magari con un Team proprio a tutti gli effetti come da nostro programma. Dipenderà anche dal budget che avremo a disposizione in quanto portare tutto il circo dall’Italia sull’Isola e naturalmente molto oneroso.

Tasto dolente, gli sponsor. Quanto è stato difficile trovarli, se ce ne sono?

Il discorso Sponsor effettivamente e alquanto complesso, specialmente per questo tipo di competizione, ed ancor di più per gli Sponsor Italiani. Non è facile comprenderne il valore commerciale, o forse meglio detto non è facile utilizzarlo con efficacia. In realtà a mio avviso potrebbe avere un potenziale ancor più elevato rispetto alle classiche competizioni su circuito chiuso, ma deve essere valorizzato in modo differente. Abbiamo già qualche sponsor interessato con cui siamo fiduciosi di concludere a breve, ma contiamo soprattutto sulle tante piccole donazioni di amici e supporter. Abbiamo a riguardo appena lanciato diverse iniziative per la raccolta di fondi.

Dopo il ManxGP, ci sono già altri progetti in ballo?

Come ho detto prima il nostro progetto è quello di arrivare al TT, e naturalmente poi puntare ad avere dei risultati di maggior rilievo. A detta di tutti i piloti che ci sono passati i risultati migliori di solito si ottengono a partire dal terzo anno di esperienza sul circuito. Quindi quest'anno al Manx sarò, spero, solo di passaggio per poi concretizzare il nostro target al TT negli anni seguenti. Ho sempre sostenuto che il giorno che fossi arrivato a correre sull'isola sarebbe stato per rimanerci il più a lungo possibile!

Le idee sono chiare, la voglia di far bene anche. La grande esperienza di Maurizio sarà senz’altro d’aiuto per affrontare l’isola e le sue insidie. Come sempre, purtroppo, gli sponsor sono sempre l’incognita che potrebbe complicare il coronamento di un sogno; come ha accennato Maurizio stesso, è molto difficile dare una valenza commerciale ad un evento del genere. Queste non sono quel genere di faccende che un pilota deve affrontare: grazie al lavoro di Richard Huls, il ManxGP e il TT non saranno un problema. Anche stavolta, porteranno il tricolore dove merita.

Se volete essere anche voi attivamente partecipi al raggiungimento di questa grande impresa sono aperti tre canali per poter dare il vostro contributo:

per le piccole donazioni, in particolare con carta di credito sul progetto “Mission TT Maurizio Bottalico” che trovete al link: https://www.gofundme.com/missionttmauriziobottalico

in alternativa caricando direttamente la postepay numero 5333 1710 1290 7800 intestata a Maurizio Bottalico BTTMRZ81L10F839W

oppure col classico bonifico su c/c bancario:
A.s.d. GRIMOTO RACE DIVISION avente IBAN IT55C0503533130297570311867, presso Veneto Banca, agenzia di Garbagnate Milanese “progetto sportivo Maurizio Bottalico”

Ogni contributo, anche la somma più modesta, sarà molto apprezzata!